GITA AL PARCO DELLA GRANCIA - LOCALITA' BRINDISI DI MONTAGNA (PZ)
Accompagnati dall'allegria di sempre e da una meravigliosa giornata estiva, dopo due anni, abbiamo fatto tappa al meraviglioso Parco della Grancia in località Brindisi di Montagna (PZ), per assistere agli spettacoli della falconeria e alla rievocazione storica sul brigantaggio. Il Socio prof. Ieva ha elaborato un contributo.... per visionarlo clicca quì!
IL CONTRIBUTO DEL SOCIO PROF. IEVA
I fatti rappresentati nella rievocazione storica sul brigantaggio, possono essere compresi più agevolmente ricordando che:
1) La conquista del Regno di Napoli da parte dell’esercito piemontese e dei volontari guidati da Garibaldi suscita aspettative di perdono nei molti che avevano problemi con la Giustizia e soprattutto la speranza di una distribuzione delle terre demaniali tra tutti i nullatenenti che, in attesa di una spartizione, (promessa da molti decenni e mai attuata ), continuavano ad esercitare il diritto di semina, far legna e pascolo mentre i possidenti procedevano inesorabilmente nelle usurpazioni dei demani comunali per cui la terra passava da una gestione” comunistica “a proprietà privata dei” galantuomini “sulla quale i nullatenenti non avevano più alcun diritto ed era in forse la loro sopravvivenza.
2) Il mancato soddisfacimento di queste aspettative dette origine ad una coagulazione dei delusi, favorita dai Borboni , (rifugiatisi nello Stato Pontificio) che speravano di riconquistare il Regno e da una resistenza del Clero cui la politica ecclesiastica del REGNO D’ITALIA non prometteva niente di buono, perché privava conventi, chiese ed enti ecclesiastici delle proprietà che venivano nazionalizzate.
3) Questo coagulo di forze, cui aderivano ex soldati borbonici congedati renitenti alla leva obbligatoria che non esisteva nel Regno di Napoli, evasi dalle carceri, contadini e montanari ansiosi di libertà e di vendetta, si organizzò in bande di briganti, nelle regioni più lontane dal centro che identificavano nel regime unitario il regime dei protervi possidenti e compivano nei confronti delle istituzioni e dei possidenti, sequestri ,ricatti, estorsioni con la tecnica delle bande partigiane : mordi e fuggi.
4) In Basilicata operò la banda capeggiata da Carmine Donatelli detto CROCCO ex salariato agricolo, poi militare borbonico che avendo ucciso un commilitone nel 1850 aveva disertato divenendo “ scorridore di campagna” e taglieggiatore dei possidenti. Nel 1860 aderisce alla rivoluzione garibaldina con la promessa di una riabilitazione. Ma i galantuomini che aveva offeso nei loro averi lo fanno nuovamente ricercare. Non gli resta che darsi alla macchia. Questo contadino che aveva la stoffa di un capo partigiano e godeva di un grande ascendente nelle masse contadine del Melfese viene cosi arruolato dagli agenti borbonici e dà filo da torcere alle forze nazionali con l’invasione di Ripacandida con le bandiere borboniche, apertura delle carceri ,costituzione di una nuova amministrazione, proclamando la restaurazione del potere borbonico, suscitando la concorde adesione delle masse contadine di Grassano Rapolla Atella Rionero ecc ecc.
5) Il brigantaggio dopo l’Unità d’Italia venne liquidato come semplice storia criminale fino al 1960-se si esclude l’opera del Lucarelli (Il brigantaggio politico nella Puglia dopo il 1860.Il Sergente Romano, Laterza 1946 ) e non un movimento politico e sociale, che voleva il ripristino della monarchia borbonica nel Sud e si opponeva al processo privatizzazione della terra che poneva fine al regime dei demani e della sopravvivenza garantita, anche grazie all’opera assistenziale dei conventi e della Chiesa. Non poco stupore suscitarono le affermazioni di D.Mack Smit che parlò del brigantaggio come “la più crudele, la più lunga e la più costosa guerra civile” (Storia d’Italia Laterza 1960).
6) Successive ricerche archivistiche dettero credibilità alla affermazione dello storico inglese; F.Molfese nella “Storia del brigantaggio dopo l’Unità” Feltrinell 1966 accertò i seguenti dati: durante il periodo 1860 –1865 lo Stato italiano nella repressione del brigantaggio impiegò una forza militare oscillante da un massimo di 117.000 ad un minimo di 93,000 uomini per non parlare dell’aiuto dato o dalla Guardia Nazionale locale (un piccolo esercito costituito e pagato dai galantuomini in difesa della proprietà privata). Nel periodo1860-1865 ci furono5212 briganti uccisi o fucilati;5044 briganti arrestati e 3597 arresisi allo Stato. Ma ciò che più sconcerta è l’adozione di una legislazione eccezionale dall’agosto 1863 al dicembre 1865 (legge Pica) con tribunali militari immediatamente convocati che comminavano la fucilazione ai briganti e ai loro manutengoli seduta stante e qualche volta senza nemmeno un difensore. Ad onor del vero Parlamento ed Esercito seguirono con apprensione la feroce repressione di un movimento di cui comprendevano le motivazioni ma che metteva in pericolo l’Unità tanto desiderata, unità che fu salvata a prezzo altissimo: la definitiva sconfitta del movimento contadino che dette prova di combattività ed energia indomita.
Giudizio di F. Molfese sul Brigantaggio
”Indubbiamente tra i briganti non pochi furono quelli che la miseria, l’ignoranza, la mancanza di un lavoro certo, e anche gli istinti perversi, spinsero al malfare e a porsi fuori della legge comunemente accettata, per soddisfare ciechi impulsi di vendetta e di rapina. Ma anche altri furono posti, dalle circostanze e dalla società in cui vissero, DINANZI ALL’ALTERNATIVA DI VIVERE IN GINOCCHIO O MORIRE IN PIEDI”.