MARTEDI' 12 AGOSTO 2003 - SABAO CLUB
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Presentazione dell'Autore di Daniela Di Fiore
Gianrico Carofiglio è nato nel 1961 a Bari, città in cui vive e svolge la professione di magistrato, con l'incarico di sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia. Oltre a varie pubblicazioni di settore legate alla sua professione, testimone inconsapevole è la sua prima opera narrativa. In pochi mesi ha già raggiunto la quinta edizione, entrando in classifica nazionale delle vendite. Ha vinto il premio Rusconi per opere prime, ed il 26 agosto a Reggio Calabria ha ricevuto il premio Rhegium Julii. I diritti sono stati già ceduti ad una casa di produzione (Palomar, la stessa di Montalbano) , ed è in arrivo il seguito. Il romanzo si snoda fra il ritmo serrato ed avvincente del legal thriller e la riflessione asciutta, ironica e commovente del romanzo di formazione.
La trama narrativa prende spunto
dal ritrovamento di un bambino di nove anni ucciso brutalmente: le indagini,
condotte in maniera frettolosa, tese alla ricerca non del colpevole, ma “di un
colpevole per soffocare la voglia di ansia e di giustizia”, si concentrano su un
ambulante senegalese Abdou Thiam. Un avvocato, Guido Guerrieri, l’io narrante
della vicenda, nauseato dal proprio lavoro, in piena crisi esistenziale,
separato dalla moglie, assumerà la difesa dell’indiziato: un incarico
professionale che diventa un’occasione per ritrovare nuovi stimoli umani e
professionali perduti, una vicenda umana che riuscirà a scuoterlo.
Al di là della trama narrativa, ben costruita, i pregi del libro risiedono nel
mescolare abilmente la vicenda processuale con quelle personali dell’avvocato.
Ricerche, pensieri, indagini si intersecano con la ricerca personale e privata
dell'avvocato che cerca se stesso oltre alla verità. Perfetta la descrizione
della città di Bari, vista in maniera diversa da quella che ci si immagina di
solito, e del suo mondo giuridico attraverso i personaggi ed i luoghi, come il
tribunale, teatro di incontri, intrighi e crocevia di varia umanità. Carofiglio
ci delinea abilmente e in maniera veritiera, lo “spaccato” di un’aula di
giustizia tratteggiando egregiamente personaggi come il Pubblico Ministero
Cervellati, i giudici popolari, gli investigatori tesi alla costruzione di un
“testimone inconsapevole “, con una visione precostituita dei fatti che verrà
smontata abilmente dall’arringa del giovane avvocato. “Testimone inconsapevole”
è indubbiamente un bellissimo libro, non un giallo nel senso classico del
termine, genere, negli ultimi tempi, un po’ inflazionato, ma un “legal triller”
avvincente la cui lettura non stanca il lettore, al contrario lo affascina e che
dimostra, fra l’altro, che una persona può riscoprire la serenità dopo un
percorso di dolore e sofferenza.
Lo stile avvincente fa si che Guido, il protagonista, legale appassionato di musica e cinema (le citazioni abbondano), sincero, nevrotico e dichiaratamente no global e comunista, diventi quasi un eroe attraverso un percorso doloroso e complesso quando il suo ipocrita e stantio equilibrio viene meno. In un momento di pura infelicità, la preparazione del processo diviene una metafora della vita privata del protagonista, nel passaggio da una beata irresponsabilità alla maturità Il senso della giustizia, la cui ricerca incrollabile, che ripaga delle più abiette umane miserie, è il leitmotiv del romanzo. A consacrarlo è il suo eroe comune, emulo del Gregory Peck de "Il buio oltre la siepe", anche lui alle prese, al cinema, con l'ingiusta accusa ad un uomo di colore testimone inconsapevole.
Corrado Augias, giornalista de "La Repubblica", «Uno dei migliori gialli legali usciti in Italia»
Pubblichiamo una breve recenzione di Elisa Silvatici De Florio:
Un libro avvincente per il suo ritmo
incalzante nell'alternarsi del dubbio, della sorpresa sino al verdetto finale.
Si evince, inoltre, un'accurata analisi dei singoli personaggi, del loro io
interiore spesso in contrasto con il loro aspetto esteriore, l'alter ego.
Nel racconto si evidenziano pennellate di sottile umorismo che non sconfina mai
nell'ironia o nella derisione.
Mirabile la descrizione del dolore composto dei genitori del piccolo Francesco:
un dolore che non li rende apatici.
Il tutto coinvolge il lettore facendolo immedesimare nelle varie situazioni e
rendendo, lui stesso, attore.
Castellaneta Marina, 12 Agosto 2003

.... e adesso pubblichiamo alcune domande, invitando l'autore a risponderci tramite il nostro sito. Ricordiamo la nostra e-mail info@castellanetamarina.org
DOMANDE
Il suo romanzo è, per un certo verso, un "legal thriller", un genere di cui abbiamo molti esempi nella narrativa americana e quasi nessuno in quella italiana. Come mai? Esame e controesame Scott Thurow, nel romanzo di recente uscita "Errori reversibili", accusa i processi italiani di eccessiva complessità e non uguale efficacia. Per fargli cambiare idea, forse, ci vorrebbe proprio il caparbio Guido Guerrieri.
Legal thriller rievoca i grandi autori americani del genere, ci si potrebbe immaginare i vari Grisham e Scott Thurow , appunto, che sono sovrani del giallo legale. Tuttavia il volume è ricchissimo di dotte citazioni letterarie, musicali e giuridiche dimostrando di avere alle spalle ottime letture. Forse sono altri grandi americani che hanno lasciato traccia nella formazione personale e che si riecheggiano inevitabilmente tra le pagine del libro, quali sono? (Hemingway e John Fante)
È una storia che aveva nel cassetto da tempo e che ha deciso di pubblicare solo ora, o è stata l’ispirazione di un momento che ha dato esiti grandiosi?
Leggendo un romanzo in prima persona, ci viene sempre spontaneo domandarci quanto ci sia dell' autore nel personaggio narrante. O anche i salaci riferimenti agli stereotipi dell'ambiente giudiziario (mi viene in mente l’uomo con la canottiera o il collega di Guido, l’avv Patrono, che detesta il magistrato Mantovani perché “donna, intelligente e dura”), ci sono riferimenti "locali"? qualcuno si è risentito?
Ci sono tre filoni tematici nel libro, quello della giustizia, quello sociale e quello personale. Parlando del filone "legale", è bellissima l'arringa della difesa che non penalizza nessuno, né testi accusatori, né giudici, puntando sulla fallibilità umana. Anche l’avvocato, forse un po’ come il medico, ha la grande responsabilità della vita umana.
La prima domanda che la gente ti rivolge quando sa che sei un avvocato penalista è come si possa fare a difendere i delinquenti, magari sapendo che hanno commesso dei reati Pag.181 tu credi che sia innocente? tutti abbiamo imparato la risposta, ma la verità, non sempre, ma spesso, è quella che rivela Guido
Il problema dell' immigrazione: nel Nord Italia, arriva un'immigrazione filtrata. Certamente l' impatto dell' immigrazione ha una maggiore forza d' urto in un paese dai confini marini come la Puglia. Fino a che punto l'immigrazione nel Meridione è un' immigrazione "di passaggio"?
E' cambiato qualcosa nella mentalità della gente? Che possibilità hanno al momento gli immigrati più colti, come Abdou, di un inserimento più adeguato?
"Legal thriller" ma anche romanzo di formazione: nel romanzo di crescita tradizionale si passa attraverso l'esperienza della morte per crescere. Per Guido Guerrieri è un'esperienza diversa, ma è pur sempre una "crescita". Nelle mie intenzioni soprattutto romanzo di formazione. C’è tutto, credo, in quella frase di Lao Tze che è in epigrafe (ma anche sulla maglietta di Margherita): “Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla".
Non è chiaro perché finisce il matrimonio di Guido e Sara: forse perché non si sa mai quando e perché finisce un matrimonio? o perché, usando il proverbio turco che viene in mente a Guido apparentemente senza motivo, bisogna imparare " a camminare sulla neve senza lasciare impronte" prima di amare?
Sta scrivendo un secondo romanzo? può anticiparci qualcosa?
Le pagine più toccanti, del punto di svolta, Guido e Abdou soli nell’infermeria, dopo che il senegalese ha tentato il suicidio e, nell’unica goccia che scivola sulla sua guancia, Giudo rivede le sue crisi di pianto incontrollato e prende la decisione che cambierà la vita di entrambi.
Le pagine della rivalutazione come uomo, a cornice della svolta di Guido, sono quelle quasi alla fine, quando Giudo prende la decisione di rivedere Sara, e le dice tutto quello che doveva dire: è giusto che sia lasciato all’immaginazione e all’immedesimazione del lettore ciò che potrebbe e dovrebbe essere detto a conclusione di una storia. Certo è dolcissimo ciò che Sara gli risponde: “Oggi mi hai restituito ogni giorno, ogni singolo minuto che siamo stati insieme”. Ed il pianto, prima soffocato e poi libero, innocente, pulito catartico, a cui Guido si abbandona.
L’immedesimazione necessaria ma tante volte involontaria tra avvocato e assistito. Anche quando si tratta di delinquenti, anche quando noi stessi restiamo stupiti nel leggere le carte di quello che la persona che abbiamo davanti ha fatto, quasi sempre per soldi, eppure avviene ugualmente, forse proprio per quello che Guido nel libro accetta come un dato di fatto: l’avvocato non è migliore del delinquente, perché ognuno sbaglia a modo suo. Come fa il protagonista quando, schiacciato dal peso della sua depressione, non riesce a reggere l’entità delle sue responsabilità, e si rende conto di non ottemperare al meglio il mandato di chi gli si è affidato.
