Castellaneta Marina - 25 Agosto 2005

Alessandro Caroli

Giovedì 25 Luglio 2005 presso il Nicotel Pineto di Castellaneta Marina, i Soci hanno incontrato Alessandro Caroli e conosciuto il suoi grandi impegni e la sua ultima opera.

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presentazione dell'Autore



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PRESENTAZIONE DI ALESSANDRO CAROLI

Alessandro Caroli è nato a Martina Franca. Si è laureato in legge. E’ stato un dirigente della RAI-TV italiana. E’ l’ideatore e Fondatore del Festival della “Valle d’Itria”. In seguito si è trasferito in Australia quale Direttore della Radiotelevisione “Special Broadcasting Service” in Sydney. A contatto col multiculturalismo australiano formato da tutte le etnie esistenti nel mondo, ha colto il meglio di ciascuna cultura, arricchendo così le sue agilità spirituali. Autore di romanzi, novelle, poemi, odi e poesie, é un cultore appassionato di arte, musica e filosofia.

Gli è stato conferito il primo premio nel concorso letterario “ The Great Dandenong” di Melbourne e della “Dante Alighieri” di Canberra.

In Italia ha ottenuto il Premio “Pieve-Banca toscana”.

Ha pubblicato nel giugno del 2000 il libro “Musica in valle d’Itria, come nasce un grande Festival”, con l’editore Schena, in cui narra la reale e sofferta storia del Festival e che ha ricevuto un premio letterario nazionale con diploma e targa “Primavera strianese” con la seguente motivazione: Concerti. Musica, suoni si alternano e danno corpo ad una storia di per sé lineare, ma tremendamente vivace e ben delineata.

Inoltre ha pubblicato il romanzo “L’Eredità del Contino”, editore Schena, che è stato così commentato:“ Siamo di fronte a un romanzo classico. Classico nella forma stilistica, classico nello scorrere narrativo, classico nell’ambientazione rigorosa. I personaggi non sono pretesti narrativi ma spiccano ognuno con personalità autentiche e palpabili. Ma ciò che più attrae il lettore è la sottile ironia del narratore, che non perde occasione, storica o contestuale, per esprimere personali considerazioni di saggezza umana. Sempre con un sorriso nascosto, anche quando gli avvenimenti diventano drammatici.”

La Rai TV Tre lo ha così commentato : " La provincia pugliese degli anni trenta con le sue luci ed ombre delle ipocrisie e del potere delle ricchezze conquistate e conservate non sempre con strumenti e comportamenti legittimi, sono l'ossatura del nuovo romanzo di Alessandro Caroli, protagonista della nostra cultura anche per il ruolo svolto in strutture di grosso spessore. Nel suo impegno va ricordata la fondazione del Festival della Valle d'Itria, punto di riferimento mondiale per le più raffinate pagine musicali.”

E' stato pubblicato dalla Grafischena il suo terzo romanzo “ Il Giglio e la Rosa” che è stato così commentato dallo scrittore Prof. Giorgio Saponaro:"

Dopo sei mesi dal felice esordio de 'L'eredità del Contino' ecco che Alessandro Caroli si ripresenta al lettore con un nuovo romanzo e la seconda prova, per un narratore di storie, è davvero la prova del fuoco.

Intanto e prima di tutto in don Alessandro, con estrema naturalezza il pensiero si fa scrittura, per cui le sue parole narrative sono colme di cose reali che appartengono all'uomo, agli uomini, soprattutto le istanze metafisiche, i dubbi, che tormentano il viaggiatore terrestre al guado che fa da traguardo tra il finito e l'infinito, per cui l'happy-end non esiste, e che è, poi - l'infinito - la parola con cui si conclude la storia qui narrata

Attraverso e per mezzo della scrittura di Caroli, la storia si fa densa, corposa, nutrita da sentimenti che appartengono a tutti noi, per cui chi legge è subito intricato nelle vicende. Qui si ha la netta sensazione che don Alessandro, a suo tempo (al tempo giusto) abbia fatto le letture d'obbligo, quelle che un tempo nutrivano l'animo del lettore e lo cambiavano, abituandolo a considerare il pensiero del sé, non come a qualcosa lontana, che appartiene sempre all'altro, ma a qualcosa che ci appartiene e nel quale, immergendoci, si tenta di spiegare e, spiegandolo, si può avere la possibilità - unica - di fare conoscenza con il mondo. E qui, con estrema naturalezza viene in mente 'La porta stretta' di André Gide, dove Alissa rinuncia caparbiamente all'amore di Jerome, per qualcosa d'altro, di metafisico appunto, per avere la possibilità  di attraversare 'la porta stretta' che qualche volta conduce alla santità e -  sempre . per i credenti - alla salvezza dell'anima, che è quello che per loro più conta.

E qui in queste pagine di Caroli, oltre la cultura (la conoscenza della letteratura francese: Gide, Bernanos, Proust, Leautaud) c'è una forte sensibilità al narrare bene, all'andare oltre la superficialità che rende tutto omologato o, come si usa dire oggi, globalizzato.

Alessandro Caroli apre con questo suo nuovo romanzo 'porte strette' sbarrate alla narrativa meridionale che non ha la tradizione del romanzo e che ha molto, tanto bisogno di respirare, aria classica e per questo diversa. Assai salutare."

Alla fine di questo mese di giugno uscirà il suo quarto romanzo " la valigia del Tempo" con la prefazione del Prof. Giuseppe Camerino docente di Linguistica e Letteratura italiana prezzo l'Università di Lecce. E che qui si riporta::

All'inizio del capitolo 7° di Il Giocatore di Dostoevskij (cito nella traduzione di Alfredo Polledro) il protagonista rileva: " Avevo sedici federici, e là…là, forse, la ricchezza! Cosa strana, non ho ancora vinto, ma agisco, sento e penso da riccone e non posso immaginarmi altrimenti": Questa tensione a una ricchezza virtuale del giocatore dostoevskijano non si avverte nel protagonista del romanzo di Alessandro Caroli, La valigia del Tempo, anch'egli perseguitato dal demone del gioco; una sorta di intellettuale-filosofo, per di più musicista e fervido cultore di musica. Per quest'ultimo, infatti, il gioco d'azzardo non sembra una passione esclusiva, finalizzata a un sogno di ricchezza, ma sembra riflettere una vocazione alla sfida contro i traumi e le sofferenze dell'esistenza e una inquietudine spirituale tipica degli esseri non rassegnati di fronte ai limiti della condizione umana.

Questa caratteristica connota il romanzo di Caroli in cui i dilemmi interiori del protagonista e le vicende esteriori, benché colti e rappresentati su piani temporali spesso non coincidenti, sono sagacemente e, direi, con naturalezza dall'autore intrecciati, senza che il lettore ne avverta la differenza. Inoltre, Caroli ha la capacità di parlare dei sentimenti e delle ragioni della sfera privata in modo diretto, rendendo anche le riflessioni morali e spirituali elementi strutturali del narrato, cioè ben più importanti di tutti i riferimenti occasionali che pure costellano la sua storia. Ne consegue che anche alcuni  excursus, come, per esempio, quello iniziale sulla nostalgia intesa come sentimento più doloroso dell'amore non corrisposto, si adattano perfettamente alla situazione narrativa gradualmente predisposta.

Rolando, il protagonista, é un uomo emigrato, insieme con la figlia Enrichetta, nella lontanissima Australia e soltanto nella sua nuova vita scopre l'attrazione per il gioco, che fino allora non aveva mai avvertito, e ritrova il gusto in lui mai sopito dell'avventura amorosa e passionale.

Su un altro piano assume una funzione rilevantissima nell'economia del romanzo un'altra passione del protagonista, quella per la musica, motivo che accompagna non solo le sue avventure australiane, ma s'intreccia con quelle della figlia Enrichetta e del suo amico, e poi marito, Peter.

Dopo la partenza dei due giovani per Londra, per ragioni di lavoro d lui, comincia per Rolando un periodo di solitudine e sofferenza che le poche telefonate della figlia lontana a mala pena possono lenire. E la solitudine diventa ulteriore tema del romanzo, dopo quelli già rilevati: una solitudine che persiste anche nelle diverse occasioni in cui sembra essere attenuata o annullata. Non a caso "la valigia del Tempo" si presenta anche come un apologo sulla solitudine, focalizzata prevalentemente nella figura del protagonista; solitudine che persiste e domina malgrado i diversi incontri e casi d'amore. Alle radici di tale condizione agisce una difficile e dura situazione esistenziale del protagonista, dalla sua separazione dalla moglie alla morte della madre: sicché l'accanimento nel vizio del gioco - manifestazione, s'è detto, solo in terra straniera - si prospetta anzitutto come sfida o ribellione a quella situazione, se è vero - come si legge nel romanzo - che una causa possibile che può condurre al gioco è il sentirsi respinti dalla vita. Dalle sofferenze che la stessa comporta Rolando, o Raoul, come egli si chiamerà per compiacere la sua prima fiamma conosciuta oltre oceano, deriva pure una sua personale speculazione filosofica, in cui aleggia sempre una domanda senza risposta: perché la gioia dura sempre molto meno del dolore?

E' impossibile dimenticare questa domanda nel romanzo; soprattutto quella seconda parte: il legame sentimentale del protagonista con Eliza, alternato al richiamo della figlia lontana e del nipotino appena nato; la morte tragica di Eliza che sconvolge la vita di lui; la forte affinità elettiva e il forte legame spirituale che Rolando coltiva con Ivan, eccelso musicista russo. Sono quadri narrati con perizia, con una scrittura dinamica e serrata e con una capacità rara di orchestrare tutti i testi delle passioni e dei sentimenti, guidati come dall'interno di una sinfonia. E in questo tessuto narrativo si riserva - manzionianamente, si direbbe - degli angoli di commento di argomentazione intellettuale, con l'intento di indicare al lettore i risvolti filosofici e culturali sottesi alla pura narrazione; e funzione di commento da parte dell'autore esercitano anche i due poemetti inseriti rispettivamente alla fine del 4° e dell'11° capitolo, uno sul tema dell'oblio quale sollievo delle sofferenze umane e l'altro sulla visione di un saggio vegliardo accaduto in sogno al protagonista.

Questi intermezzi o queste divagazioni dell'autore sono in sintonia con la parte più specificatamente narrativa e non disturbano e non distolgono il lettore oltre il dovuto, ma lo rendono pienamente partecipe della peculiarissima fattura dell'arte narrativa caroliana. In altri termini, i due piani del racconto di Caroli, quello della rappresentazione narrativa e quello - pur misurato e contenuto - della digressione filosofeggiante e arguta, e ironica in diversi casi, sono l'esito di un'originale poetica del romanzo, che in alcuni passaggi assume anche i connotati dell'apologo, della parabola o addirittura del saggio.

Nella Valigia del Tempo, del resto, c'è, manzonianamente, la volontà di estrarre un "sugo" dalla vicenda narrata con un linguaggio coltivato, attento ai particolari: un linguaggio adeguato a personaggi che esprimono passioni, concetti puri, coltivati e ricercati.

Forse c'è dell'autobiografia in questo romanzo di Caroli, ma la natura della sua arte é tale che una simile storia avrebbe egli potuto benissimo inventarla, dal momento che tutti gli elementi - vicende e personaggi - sembrano costruiti in modo coerente e corrispondente a una precisa idea della condizione e del destino degli uomini.

Sul risvolto della copertina de "la valigia del Tempo sarà inserito il seguente commento del prof. Daniele Giancane dell'Università di Bari.

"La Valigia del Tempo" di Alessandro Caroli - peraltro noto per altre interessanti pubblicazioni: "L'Eredità del Contino", "Il Giglio e la Rosa" - si situa lungo un itinerario del tutto originale nel panorama letterario odierno, in cui si affollano soprattutto opere di facile intimismo, di romanticume o di immediato rispecchiamento del linguaggio quotidiano. Letteratura pulp, usa e getta come oggetto subito degradabile, che non deve andare al di là dell'hic et nunc.

Difficile individuare autori di spessore, fra i narratori italiani (converrà citare, oltre ai soliti Eco e Tabucchi, Ammanniti e De Carlo), fra gli scrittori meridionali Nigro e Camilleri. E in Puglia? I nomi sono diversi (oltre allo stesso Nigro, che è però più propriamente un lucano): Bruno, Saponaro, Marcone, Serricchio e la Lopomo di "Rosa sospirosa".

In questa schiera possiamo inserire Alessandro Caroli, che ha però una sua singolarità talmente forte da non somigliare a nessun altro: il fatto è che Caroli ha un'idea precisa e solida di letteratura, come si avverte chiaramente  ne "La Valigia del Tempo" Letteratura come ricerca di verità, riflessione sul modo e sul sé: per questi motivi, soprattutto, ma anche per la limpidezza della scrittura, che pur affronta problematiche di ampio respiro. "La Valigia del Tempo" è un'opera di sicuro valore, di finezza e intelligenza, che ha bisogno di un lettore colto e attento.

Ce ne sono ancora, per fortuna.

E’ stata pubblicata anche la raccolta delle sue Liriche, Odi e Poesie. Infine nel prossimo anno intende pubblicare  altri tre romanzi dal titolo "l'Amicizia eroica”, “la Tipologia umana" e "l'Apocalisse e l'era dell'Aquario".